Gli armeni di Forenza nei feudi dei templari

di Arturo Bascetta
ABE Editore, 2023

Saggistica/Storia

sabato 3 giugno 2023, ore 21.30
Sala del Trono Castello “Pirro del Balzo”

Barletta inglobandola al Principato, sloggiò i giovanniti dal Casale del Castello diruto di Alipergo verso Alberona, e ripristinò il vicetrono di Pavia a Civitate, nella basilica di S. Giovanni de Lama, che faceva coppia con la diruta S. Maria, fra i ruderi del consolato romano di Teate apulo. Così rinacque la Langobardia Minor nel luogo naturale di Agia Sofia, con l’appoggio dei Bulgari, sottomettendo i mariani che adoravano i martiri della croce di S. Paolo e liberando la capitale del pagani-troiani dai gerosolomitani e dal papa che, falsamente, aveva tentato di rifondare la Langobardia Major del 1092 nella Basilica garganica di S. Pietro, presso il Catepanato dei Troiani di S. Giovanni Rotondo inglobato da Civitate S. Severo. Ecco perché, detronizzato del titolo imperiale, a Federico II parve cosa buona e giusta riprendersi il trono ecano dei pagani che aveva fatto grande l’Italia longobarda di Pavia, partendo dalla Basilica del Principato di Loreto, nato nella borgata di S. Giovanni in Lamis (e non della Lama, dove il pontefice aveva inglobato il Catepanato di Bizanzio fondando Civitate S. Maria detta S. Maria Maior, nei luoghi che si dissero fondati da San Pietro. Quella del Loreto, invece, era la madonna nera dei greci, venerata dal paululo Andrea di Patrasso, capo dei cenciosi cristiani della croce di S. Paolo, nata nei luoghi toccati dai seguaci di S. Andrea, nel nome di S. Paolo. Essa non fu nella basilica di Civitate S. Severo dei napoletani, ma presso l’Andria, che da lui prese nome, e dove ebbe sede il Principato Italia della Sicilia Ultra, cioè presso la vicaria Yriano di Canosa, ex Hea di S. Marco in Eca. Nell’antiregno dell’altra Urbe S. Maria nata a San Giovanni della Lama, quello presso S. Severo di Foggia, invece, era in territorio di San Marco in Lamis di S. Giovanni Rotondo, che aveva assorbito il Castello del Catepanato troiano di Bisanzio, fra S. Scolastica di Lesina e la Riva Longa di Vieste. Ecco perché risulta intricato affermare dove sia stata effettivamente ubicata la capitale di Federico II, cioè in quale delle S. Giovanni, in Lama o de Lama, punto che andrebbe posto su Canosa, ovvero nel luogo del Castel del Monte che da essa si staccò e fu inglobato da Andria. Fatto è che la Canosa sequestrata a Boemondo fu sede del Principato di Costantinopoli sottomesso a Gerusalemme, cioè alla Longobardia del Regno di Pavia. L’ex Civitate Regina canosina, ricostruita dai papalini a Trani, fu poi rifondata simbolicamente dagli imperiali, nel massimo luogo pagano, che fu quello di S. Mercurio, sulla via di Andria, a cui posero nome di Castello del Monte. In Andria abitarono e morirono le regine spose di Federico II quando nacque l’erede.


L’autore

Arturo Bascetta è editore, nonché curatore, di centinaia di studi ai quali ha dato inizio nel 1987, dopo che dall’Unesco di Napoli fu insignito dell’encomio morale, e con la nascita di una sua casa editrice, la ABE, i cui autori hanno meritato premi nazionali per i libri editati, dal medaglione d’argento del Presidente della Repubblica, ai patrocini del Ministero dell’agricoltura, del Ministero dell’interno, del Presidente del Senato ricevuto dallo stesso Bascetta. con il patrocinio dell’Assessorato al turismo della Regione Campania, dell’EPT di Avellino e Benevento, dell’Sssessorato alla cultura della Regione Campania, di una cinquantina di amministrazioni comunali, della Provincia di Caserta, della Provincia di Avellino, Bascetta ha realizzato documentari per le scuole e pubblicato monografie storiche su oltre 50 paesi e sulle città della Campania, nonché ritratti di uomini illustri quali Gaetano Perugini, Paolo Anania De Luca, Gian Pietro Carafa, Andrea Mattis, Antonio Di Pietro, Balduino Migliarese, Frank Guarente, Francesco Federici, Sabatino Minucci, Antonio Marena, Don Francesco De Lucia, Vincenzo Pasquale.