Da “Le vicende notevoli di don Fefè” a “Benvenuti a Cipìernola”

Incontro con Giuse Alemanno

sabato 28 maggio, ore 20.00
Discesa Capovalle

Le vicende notevoli di don Fefè, nobile sciupafemmine e grandissimo figlio di mammaggiusta, e del suo fidato servitore Ciccillo
di Giuse Alemanno
Edizioni Città Futura – I Libri di Icaro, 2009
C’è una nuova lingua, suona di dialetto. Inventata, come il cosmo che racconta. Un titolo lungo, con un sapore fortemente e volutamente retrò. C’è il cinema che disegna, nel pensiero dell’autore, la figura di Don Fefè, “cuor contento e panza piena”. Don Felice, il nome vero, nobile di Cipièrnola, incontrastato padrone di Palazzo Rizzo Torregiani Cìmboli, in un Sud dove in corpo scorre il rosso intenso del Primitivo e l’indolenza meridiana delle voglie. L’inizio di una saga che potrebbe avere come interprete il Mastroianni di Divorzio all’italiana. Impomatato, con la retina a tenere i capelli ed il baffo in tiro. Con gli occhi semichiusi, il lungo bocchino e le voglie mai dome. Con la stessa indole e lo stesso fuoco il Felice che Alemanno disegna: nostalgico ed indolente, europeo e strapaesano, poeta e padrone, innamorato dell’odore delle femmine e del teatro. Si ride con Don Fefè e si ride con Ciccillo, “devota” spalla, servitore e inconsapevole cugino.

Benvenuti a Cipìernola, ovvero: Don Fefè e Ciccillo coinvolti nell’intricata vicenda che riguardò la gatta immobile Brici, la lotta di classe, la Sacra Reliquia di Sant’Antonio Abate e la cacciata del Satanasso Gasparotto
di Giuse Alemanno

Edizioni Città Futura – I Libri di Icaro, 2013
La storia è ambientata nella Puglia degli anni Cinquanta e si sviluppa durante la crisi per il prezzo dell’uva da vino, che andò in ribasso tra il 1956 ed 1957. Tra le cause del crollo dei prezzi ci furono le speculazioni dei compratori del Nord Italia, ma anche la grande ottusità istituzionale dei governi italiani di allora. Giuse Alemanno fa un ritratto divertente della società di quel tempo attraverso un linguaggio che mescola un vernacolo ormai in disuso e termini aulici e ricercati, costruito con minuzia e attenzione, sempre giocando sulla linea del paradosso e dell’ironia.


L’autore

Giuse Alemanno è nato a Copertino nel 1962, si sente manduriano e lavora nell’acciaieria Ilva a Taranto. Ha esordito con Racconti Lupi (Filo Editore, 1998), seguito da Solitari (Filo Editore, 2001) e Terra Nera. Romanzo perfido e paradossale di cafoni e d’anarchia (Stampa Alternativa, 2005). Sulla vita all’interno dello stabilimento Ilva di Taranto ha pubblicato Invisibili. Vivere e morire all’Ilva di Taranto (Kurumuny, 2011), scritto con Fulvio Colucci, e Io e l’Ilva. Monologo metalmeccanico (Lupo Editore, 2013).

Ha ricevuto numerosi riconoscimenti per i suoi scritti, ha collaborato con numerose testate giornalistiche ed è stato vicedirettore de “La Voce del Popolo”. I suoi romanzi e i suoi libri sull’Ilva hanno incontrato interesse e consensi. “Affari Italiani” lo ha inserito nell’elenco pugliese della “meglio gioventù” della nuova letteratura italiana.